ralph lauren collection Anna e la mia terra avvelenata

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“Scusami per il ritardo. Non faccio mai aspettare le donne”. Lo spiccato accento napoletano e quel suo fare da gentleman sono la carta d’identit di Gigi D’Alessio. Il resto lo fanno i numeri di una carriera ventennale davvero impressionante: 18 album di inediti, quasi 20 milioni di copie vendute, 1 disco di diamante, oltre 100 dischi di platino vinti, pi di 1 anno di presenza nella top ten dei dischi pi venduti, 7 tournée internazionali in Europa, Stati Uniti, Canada e Australia, diverse incursioni su Rai e Mediaset e numerosissimi show in luoghi fuori dall’ordinario, partendo dal primo concerto nel 1995 al Palapartenope, passando per l’Olimpya di Parigi, fino ad arrivare al Radio City Music Hall di New York. Ed proprio nel bel mezzo del suo ultimo tour approdato in Italia dopo aver toccato le principali citt europee, quelle dell’estremo Oriente e dell’Australia che Gigi accetta di raccontarsi al di l dei soliti luoghi comuni, a cominciare dall’amore cos tanto chiacchierato per Anna Tatangelo e da quell’amicizia con Renato Carosone, trasformata quasi in investitura artistica con tanto di pianoforte a coda lasciatogli in eredit.

Il tour si chiama “Malaterra”. Pi che un titolo, un progetto. Vuoi parlarmene?

” una canzone, un disco, un docu film, un tour e quasi due anni della mia vita. Non fatevi ingannare dal nome perché “Malaterra” insieme una denuncia e una rivalsa. D’altra parte anche Tot quando cantava “Malafemmina” diceva a quella donna di amarla e cos anche Modugno quando cantava “Amara terra mia” o il grande Pino quando scriveva “Napoli una carta sporca”. Ecco, io voglio far conoscere la parte bella della mia terra. Napoli e la Campania finiscono in prima pagina nei giornali solo per le brutte notizie. Ma Napoli non solo quello. la patria di tanti poeti e scrittori, un luogo di civilt: lo sai che la prima tratta ferroviaria italiana stata la Napoli Portici? Poi con l’arrivo della Terra dei Fuochi tutto cambiato. Perché oltre al danno effettivo subito da parte del territorio, avvelenato e inquinato, c’ stata anche una speculazione contro i prodotti agroalimentari provenienti dalla Campania. Un danno enorme e gravissimo e soprattutto immotivato perché se un pomodoro di Firenze viene controllato due volte, quello che arriva dalla Campania viene controllato 100 volte. Ecco, io voglio difendere la parte sana. Anche perché se l’industria agro alimentare va a pezzi, le fila dei disoccupati si ingrossano e subito dopo a ingrossarsi sono quelle della manovalanza della criminalit”.

A proposito di criminalit e camorra, hai avuto problemi in questa tua opera di denuncia? Hai avuto paura?

“Paura? E perché? A parte che nella denuncia sono compresi tutti, colletti bianchi e delinquenti, ma poi io mi sto occupando di promuovere la parte sana della Campania. “Gomorra” ha denunciato la parte malata,
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io mi batto per i pomodori, per la mozzarella e l’olio”.

S, ma dopo che hai denunciato il malaffare proprio nel docu film sulla Terra dei Fuochi.

“Mica posso girarmi dall’altra parte. E che stiamo scherzando? E poi credo anche che tanti danni alla nostra terra siano stati fatti per ignoranza. Comunque della parte malata se ne occupano Governo, Stato e magistratura. Io promuovo il territorio”.”Riaccendere un faro sulle mamme che hanno perso i figli per le malattie contratte nella Terra dei Fuochi. Nonché maggiori controlli grazie allo Spes, voluto dalla regione Campania, sui prodotti. Tutti i soldi guadagnati nei primi 7 anni grazie alla vendita del disco sono interamente devoluti a quel territorio. Finora abbiamo comprato un’ambulanza neonatale per l’ospedale pediatrico di Caserta, abbiamo dato 250 mila euro all’ospedale Santobono di Napoli e 60 mila a quello di Aversa. E in pi musicalmente parlando sto recuperando tanti pezzi della tradizione napoletana opportunamente rivisitati con una grande orchestra”.

A proposito di canzone napoletana, nel disco canti “Io, mammeta e tu” in un duetto virtuale con Carosone. So che vi siete conosciuti. Di cosa era fatto il vostro rapporto?

“S, vero, ci siamo conosciuti. Sono andato a casa sua perché dopo aver avuto un po’ di successo, non esitavo a cantare e suonare i suoi pezzi. Ed nata un’amicizia. Vera. Lui era una persona straordinaria, per bene. Era ironico e io sono molto autoironico. E poi gi 50 anni fa era avanti a tutti, modernissimo. Una volta mi disse: “Gigi, vedi questo pianoforte? Solo tu potrai continuare a farlo suonare. magico”. Ecco, io oggi quel pianoforte ce l’ho a casa mia. Per me una cosa importantissima”.

Sempre a proposito di duetti, nel disco ne hai fatto uno anche con la tua compagna Anna Tatangelo. Lei poi intervenuta in alcune tappe del tour. Com’ condividere il palco con lei?

“Anna venuta in Russia e a Parigi e di recente a Milano. Insieme cantiamo “Un nuovo bacio” che una vera e propria hit. E poi l’ho anche fatta cantare in dialetto napoletano. Ma per me Anna sul palco una collega”.

Non posso crederci

“S, davvero. Ho grande rispetto artistico per Anna ed giusto cos. Poi, certo, la mia compagna. Ma questa un’altra storia”.

All’inizio della vostra storia in tanti non credevano che sarebbe durata. Invece nato anche un figlio e voi due siete ancora insieme.

“Io invece ci ho sempre creduto a me e ad Anna. Quest’anno abbiamo compiuto undici anni insieme. E Siamo ancora qui. E per di pi con un figlio. La nostra durata la risposta a tutto. Non siamo certo come quegli americani che si sposano 400 volte. Per me la durata indica la certezza, vuol dire quanto importante questo nostro amore”.

Tu sei uno che divide. Sei amatissimo, riempi stadi e teatri e se vai in tv fai il pieno di audience. Ma anche vero che c’ chi non ti sopporta. Ne soffri?

“Beh, mica posso pretendere un affetto plebiscitario. Mi spiace magari che si critichi senza conoscere, ma normale che si possa stare anche antipatici ad alcuni”.

Sul tuo account Twitter hai riportato questa frase di una tua canzone: “Odiare un sentimento che non ho. Certo lo so, posso piacere poco oppure no. Ma se non sai, un uomo tu non giudicarlo mai”.

” vero, non odio nessuno. Bisogna semplicemente imparare a fregarsene un po’ di ci che viene scritto sui social. Io ho colleghi che sono caduti in depressione leggendo i commenti ai loro post. E magari sono gli stessi che poi quando ti incontrano ti chiedono di fare una foto insieme. A me capitato di mettere una foto con papa Francesco e che qualcuno sotto ci scrivesse che eravamo “due me”. Ecco, a quel punto capisci che ci sono tante persone frustrate che alle sconfitte della vita reagiscono prendendosela con tutto il mondo. Guarda, sono convinto che se io regalassi un milione a testa a tutti gli italiani ci sarebbe qualcuno che direbbe: “S,
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ma perché non ci ha regalato un milione e cento mila?”. E allora tanto vale non pensarci troppo”.